"La mancanza di un investitore strategico - ha detto Fabrizio Viola - rende difficile la condivisione di un percorso con un orizzonte piu' lungo". L'amministratore delegato di MPS ha fatto questa dichiarazione durante un convegno su governance e compliance organizzato dallo studio legale Clifford Chance e da Il Sole 24 Ore.
Viola ha ricordato come la banca senese sia uscita dell'ultimo aumento di capitale con "un capitale molto frazionato e con investitori che se va bene hanno una visione a medio termine". Un potenziale limite per la banca perche' il settore si trova "alla vigilia di una profonda trasformazione come la metallurgia negli anni Ottanta". "La trasformazione - ha aggiunto - implica investitori che abbiano una view non solo da qua a un anno, ma che abbiano un orizzonte temporale per vedere la trasformazione". Quanto tempo serve? "La trasformazione non ha bisogno di decenni, ma di qualche anno".
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lunedì 17 novembre 2014
giovedì 30 gennaio 2014
Lo stress fa strage di banchieri: ritmi eccessivi anche per i "lupi"
La Repubblica ci offre un articolo interessante per quanto riguarda lo stress che può derivare dal duro lavoro, dagli orari massacranti e dalle grandi responabilità che hanno soprattutto i banchieri ma anche, in generale, i bancari, giovani e non.
Riflettete.
LONDRA - C'è troppo stress nella City? La domanda circola da sempre nella cittadella della finanza londinese, dove la competizione è allo spasmo, gli orari di lavoro sono massacranti, la tensione è pari ai formidabili guadagni che si prospettano per banchieri e broker di successo. Ma ora assume toni più angoscianti, dopo la morte nello spazio di pochi giorni di tre "lupi della City", per parafrasare il film di Martin Scorsese sui loro colleghi di Wall street, in circostanze che fanno credere al suicidio.
Martedì un uomo di 39 anni ha perso la vita cadendo, o più probabilmente buttandosi, dal cinquantesimo piano di un grattacielo di Canary Wharf, la "nuova" avveniristica City costruita sulle rive del Tamigi dove si sono trasferite molte banche e società di investimenti. Si chiamava Gabriel Magee, era di cittadinanza americana e lavorava per la J. P. Morgan, dove era vicepresidente del dipartimento di investimenti nelle tecnologie, uno dei settori più avanzati, rischiosi e profittevoli.
Lo stesso giorno la polizia è stata chiamata d'urgenza in una casa di Chelsea, uno dei quartieri più chic di Londra, per l'apparente suicidio di William Broeksmit, 58 anni, anche lui americano, ex-dirigente della Deutsche Bank. In febbraio doveva essere promosso a capo del dipartimento investimenti ad alto rischio, ma la promozione era stata bloccata perché veniva considerato senza la sufficiente esperienza. E la settimana scorsa è deceduto improvvisamente Tim Dickenson, direttore del settore comunicazioni alla banca Swiss Re, ma le cause e le circostanze della sua scomparsa sono state tenute confidenziali.
Tre morti sospette in una settimana nella City di Londra possono essere una coincidenza, oppure il sintomo di un malessere diffuso. Nella capitale britannica, così come in altre capitali della finanza, cresce la preoccupazione per lo stress a cui sono sottoposti i dipendenti, in particolare i giovani appena assunto o in procinto di esserlo. L'estate passata un ragazzo 21enne appena laureato, che stava facendo uno stage alla sede londinese della Bank of America, morì alla sua scrivania in seguito a un attacco di epilessia al termine di una giornata di lavoro di 16 ore. Troppe, secondo molti, ma è noto che le banche pretendono orari stakanovisti dagli stagisti e dai neo-assunti, costretti spesso a lavorare 7 giorni su 7 per mesi, con straordinari che raddoppiano quello che sarebbe un normale orario di lavoro. E sebbene varie banche della City abbiano ora adottato norme interne che vigilano sul troppo lavoro, gli stagisti continuano a fare a gara a chi arriva per primo al lavoro e che se va per ultimo, riportava di recente il Financial Times, consapevoli che uno su dieci viene assunto e che questo tipo di impegno viene solitamente apprezzato e premiato dai superiori.
Ma lo stress raggiunge anche i piani alti della banche. L'anno scorso uno dei senior manager della Barclays, Hector Sants, si è dimesso citando sovraffaticamento e tensione. In agosto Pierre Wauthier, capo finanziario del Zurich Insurance Group, si è tolto la vita dopo aver lasciato un biglietto in cui accusava l'amministratore delegato della società di assicurazioni di avere creato un clima di lavoro insopportabile. E l'ad, Josef Ackermann, si è dimesso pochi giorni dopo, accettando la propria responsabilità.
Il Wall Street Journal, che dedica stamane un ampio servizio al tema, riporta che recentemente alcune banche della City, come la Credit Suisse, la Merril Lynch e la Bank of America, hanno introdotto misure per diminuire il numero dei week-end che i dipendenti più giovani passano sul posto di lavoro. Ma basterà per ridurre lo stress e scongiurare i suicidi nella capitale della finanza mondiale?
Riflettete.
LONDRA - C'è troppo stress nella City? La domanda circola da sempre nella cittadella della finanza londinese, dove la competizione è allo spasmo, gli orari di lavoro sono massacranti, la tensione è pari ai formidabili guadagni che si prospettano per banchieri e broker di successo. Ma ora assume toni più angoscianti, dopo la morte nello spazio di pochi giorni di tre "lupi della City", per parafrasare il film di Martin Scorsese sui loro colleghi di Wall street, in circostanze che fanno credere al suicidio.
Martedì un uomo di 39 anni ha perso la vita cadendo, o più probabilmente buttandosi, dal cinquantesimo piano di un grattacielo di Canary Wharf, la "nuova" avveniristica City costruita sulle rive del Tamigi dove si sono trasferite molte banche e società di investimenti. Si chiamava Gabriel Magee, era di cittadinanza americana e lavorava per la J. P. Morgan, dove era vicepresidente del dipartimento di investimenti nelle tecnologie, uno dei settori più avanzati, rischiosi e profittevoli.
Lo stesso giorno la polizia è stata chiamata d'urgenza in una casa di Chelsea, uno dei quartieri più chic di Londra, per l'apparente suicidio di William Broeksmit, 58 anni, anche lui americano, ex-dirigente della Deutsche Bank. In febbraio doveva essere promosso a capo del dipartimento investimenti ad alto rischio, ma la promozione era stata bloccata perché veniva considerato senza la sufficiente esperienza. E la settimana scorsa è deceduto improvvisamente Tim Dickenson, direttore del settore comunicazioni alla banca Swiss Re, ma le cause e le circostanze della sua scomparsa sono state tenute confidenziali.
Tre morti sospette in una settimana nella City di Londra possono essere una coincidenza, oppure il sintomo di un malessere diffuso. Nella capitale britannica, così come in altre capitali della finanza, cresce la preoccupazione per lo stress a cui sono sottoposti i dipendenti, in particolare i giovani appena assunto o in procinto di esserlo. L'estate passata un ragazzo 21enne appena laureato, che stava facendo uno stage alla sede londinese della Bank of America, morì alla sua scrivania in seguito a un attacco di epilessia al termine di una giornata di lavoro di 16 ore. Troppe, secondo molti, ma è noto che le banche pretendono orari stakanovisti dagli stagisti e dai neo-assunti, costretti spesso a lavorare 7 giorni su 7 per mesi, con straordinari che raddoppiano quello che sarebbe un normale orario di lavoro. E sebbene varie banche della City abbiano ora adottato norme interne che vigilano sul troppo lavoro, gli stagisti continuano a fare a gara a chi arriva per primo al lavoro e che se va per ultimo, riportava di recente il Financial Times, consapevoli che uno su dieci viene assunto e che questo tipo di impegno viene solitamente apprezzato e premiato dai superiori.
Ma lo stress raggiunge anche i piani alti della banche. L'anno scorso uno dei senior manager della Barclays, Hector Sants, si è dimesso citando sovraffaticamento e tensione. In agosto Pierre Wauthier, capo finanziario del Zurich Insurance Group, si è tolto la vita dopo aver lasciato un biglietto in cui accusava l'amministratore delegato della società di assicurazioni di avere creato un clima di lavoro insopportabile. E l'ad, Josef Ackermann, si è dimesso pochi giorni dopo, accettando la propria responsabilità.
Il Wall Street Journal, che dedica stamane un ampio servizio al tema, riporta che recentemente alcune banche della City, come la Credit Suisse, la Merril Lynch e la Bank of America, hanno introdotto misure per diminuire il numero dei week-end che i dipendenti più giovani passano sul posto di lavoro. Ma basterà per ridurre lo stress e scongiurare i suicidi nella capitale della finanza mondiale?
lunedì 4 novembre 2013
Mps: prepariamoci alla svendita o a un nuovo ‘pateracchio’
Sul Fatto Quotidiano seguiamo ancora le vicende e i possibili sviluppo di MPS...
Mps è in corsa contro il tempo. Entro la fine del 2014 deve riuscire a raccogliere 2,5 miliardi di euro con un aumento di capitale. L’alternativa è la nazionalizzazione.
L’aumento di capitale serve infatti per rimborsare (in parte) i 4 miliardi di euro prestati dal Tesoro italiano con la sottoscrizione dei “Monti-bond”. In sostanza, se Montepaschi non inizia a restituire il prestito, lo stato converte i bond in azioni e diventa il maggiore azionista della banca.
Un percorso a marce forzate previsto dal piano di ristrutturazione della banca, reso noto il 7 ottobre, che è stato in pratica dettato dalla Commissione Europea.
Il presidente di Mps Alessandro Profumo sta cercando in tutti i modi di convincere nuovi investitori che potrebbero aderire all’aumento di capitale. Nell’assemblea straordinaria del 18 luglio è stato abolito il tetto del 4% al possesso azionario nel capitale della banca senese, previsto per gli azionisti diversi dalla Fondazione Montepaschi e ora i giochi sono più che mai aperti.
La Fondazione è ancora ufficialmente l’azionista di controllo, con il 33,5%, ma la sua importanza è destinata a ridursi progressivamente, visto che sarà costretta a cedere le sue azioni per ripagare il debito residuo di 350 milioni di euro che ha con dodici banche (alle quali la Fondazione ha già dato in pegno le azioni).
Ma chi prenderà il posto della Fondazione? A questa domanda, per ora, nessuno è in grado di rispondere. Si parla di ipotetici soci stranieri, forse russi, addirittura indiani, che avrebbero incontrato il presidente Profumo, ma non sembra siano in corso trattative.
Per l’ex sindaco di Siena e manager di Mps Pierluigi Piccini, alla fine la nazionalizzazione potrebbe essere l’unica strada possibile. Piccini ha lanciato l’idea di un accordo tra Mps e BancoPosta, che potrebbe avere la Cassa Depositi e Prestiti come garante. “In effetti – spiega Piccini – BancoPosta colloca già prodotti di altre banche”. Un’idea che non dispiacerebbe a Yoram Gutgeld, deputato Pd e consigliere economico di Matteo Renzi, sentito dal mensile Valori. “Un’ipotesi di fusione con BancoPosta potrebbe avere un senso” – ha spiegato Gutgeld. “BancoPosta è un soggetto che fa raccolta di risparmio e attività retail. E’ un soggetto bancario dello stesso settore di Mps”.
A Roma, intanto, sembra che nessuno abbia un’idea su un possibile piano di nazionalizzazione nel caso l’aumento di capitale si trasformasse in un flop – come molti temono. Al momento un esecutivo debole, schiacciato dai vincoli europei sul budget e dall’agenda economica del Pdl è costretto a subire i diktat di Bruxelles su Mps e non sembra avere alcuna visione sul futuro della terza e più antica banca italiana.
Alla fine potremmo essere costretti ad assistere a una nuova svendita, con un socio straniero (magari la solita banca francese) che si porterebbe a casa Mps per quattro soldi. Oppure all’ennesimo pateracchio all’italiana, con l’iniezione di nuovo capitale pubblico per tappare buchi, sperando in un domani migliore. A meno che qualcuno, dalle parti del ministero dell’Economia, non inizi a pensare a un piano B. Prima che sia troppo tardi.
giovedì 19 settembre 2013
Bpm, Bonomi incontra i sindacati e illustra la "Popolare bilanciata"
Su La Repubblica ecco il nuovo futuro (forse) di BPM:
MILANO - Andrea Bonomi ci riprova. Ma stavolta sceglie di volare più basso, sperando in cambio di portare a casa un risultato concreto invece delle cocenti sconfitte assembleari che ha collezionato nelle precedenti occasioni. Sta di fatto che nelle ultime ventiquattro ore, a cavallo tra la serata di martedì e il pomeriggio di mercoledì, il presidente del consiglio di gestione della Bpm ha incontrato il segretario generale della Uilca, Massimo Masi, della Fabi, Lando Sileoni, della Fisac Cgil, Agostino Megale, e della Fiba Cisl, Giulio Romani.
Ai rappresentanti nazionali dei sindacati ha illustrato
le linee guida della riforma dello Statuto su cui si sta lavorando:
accantonata l'idea della trasformazione in spa, si va verso una
"popolare bilanciata" che preveda una riduzione della rappresentanza dei
dipendenti sotto il 50%, a partire dall'organismo principe: il
consiglio di sorveglianza. Una scelta che va nella direzione di quanto
auspicato da Banca d'Italia ma non ricalca esattamente le sue
indicazioni (via Nazionale aveva apertamente chiesto la trasformazione in spa).
Tuttavia, è il ragionamento, nel caso di un chiaro cambiamento dello
Statuto anche l'autorità di vigilanza probabilmente sarà disponibile a
considerare accettabile il percorso fatto. In caso contario, gli scenari
sono piuttosto inquietanti: i precedenti di Banca Marche
(commissariata) e lo stesso fuoco di fila che si sta scaricando su
Carige fa capire che le autorità di vigilanza hanno ormai esaurito la
pazienza, sopratutto in vista del passaggio delle principali banche
sotto il controllo delle autorità europee.
A questo punto, illustrata la direzione che si intende prendere, si tratterà di trovare le soluzioni tecniche (per la riscrittura dello Statuto era stato a suo tempo allertato Guido Rossi). Ma quello che occorre è trovare un'intesa di massima, che regga al vaglio del voto assembleare per la riforma dello Statuto: si sta pensando ad una riduzione dei consiglieri del cds e soprattutto alla riduzione della presenza dei dipendenti (pensionati compresi) sotto il 50%. In questo consiglio di sorveglianza rinnovato nella forma e nella composizione dovrebbe trovar posto, come presidente, lo stesso Andrea Bonomi. I rappresentanti dei soci di capitale infatti dovrebbero a loro volta fare un passo indietro rispetto al consiglio di gestione, che passerebbe da cinque a sette membri (oltre a Bonomi, pare sia intenzionato a fare un passo indietro anche Dante Razzano).
Non è detto che, in questa riorganizzazione complessiva, lo stesso amministratore delegato Piero Montani resti al suo posto: ma allo stato si tratta di illazioni e ipotesi ancora embrionali. Quello che è più chiaro è il percorso: una riscrittura dello Statuto che salvi la forma popolare ma superi le anomalie che hanno finora caratterizzato la popolare di Milano. Il tempo stringe: entro il 23 settembre vanno date le risposte al verbale della Banca d'Italia, entro fine ottobre va varata la nuova governance e, a seguire, ci vuole l'assemblea straordinaria che approvi i cambiamenti. Solo a quel punto potrà partire l'aumento di capitale da 500 milioni.
MILANO - Andrea Bonomi ci riprova. Ma stavolta sceglie di volare più basso, sperando in cambio di portare a casa un risultato concreto invece delle cocenti sconfitte assembleari che ha collezionato nelle precedenti occasioni. Sta di fatto che nelle ultime ventiquattro ore, a cavallo tra la serata di martedì e il pomeriggio di mercoledì, il presidente del consiglio di gestione della Bpm ha incontrato il segretario generale della Uilca, Massimo Masi, della Fabi, Lando Sileoni, della Fisac Cgil, Agostino Megale, e della Fiba Cisl, Giulio Romani.
Ai rappresentanti nazionali dei sindacati ha illustrato
le linee guida della riforma dello Statuto su cui si sta lavorando:
accantonata l'idea della trasformazione in spa, si va verso una
"popolare bilanciata" che preveda una riduzione della rappresentanza dei
dipendenti sotto il 50%, a partire dall'organismo principe: il
consiglio di sorveglianza. Una scelta che va nella direzione di quanto
auspicato da Banca d'Italia ma non ricalca esattamente le sue
indicazioni (via Nazionale aveva apertamente chiesto la trasformazione in spa).
Tuttavia, è il ragionamento, nel caso di un chiaro cambiamento dello
Statuto anche l'autorità di vigilanza probabilmente sarà disponibile a
considerare accettabile il percorso fatto. In caso contario, gli scenari
sono piuttosto inquietanti: i precedenti di Banca Marche
(commissariata) e lo stesso fuoco di fila che si sta scaricando su
Carige fa capire che le autorità di vigilanza hanno ormai esaurito la
pazienza, sopratutto in vista del passaggio delle principali banche
sotto il controllo delle autorità europee. A questo punto, illustrata la direzione che si intende prendere, si tratterà di trovare le soluzioni tecniche (per la riscrittura dello Statuto era stato a suo tempo allertato Guido Rossi). Ma quello che occorre è trovare un'intesa di massima, che regga al vaglio del voto assembleare per la riforma dello Statuto: si sta pensando ad una riduzione dei consiglieri del cds e soprattutto alla riduzione della presenza dei dipendenti (pensionati compresi) sotto il 50%. In questo consiglio di sorveglianza rinnovato nella forma e nella composizione dovrebbe trovar posto, come presidente, lo stesso Andrea Bonomi. I rappresentanti dei soci di capitale infatti dovrebbero a loro volta fare un passo indietro rispetto al consiglio di gestione, che passerebbe da cinque a sette membri (oltre a Bonomi, pare sia intenzionato a fare un passo indietro anche Dante Razzano).
Non è detto che, in questa riorganizzazione complessiva, lo stesso amministratore delegato Piero Montani resti al suo posto: ma allo stato si tratta di illazioni e ipotesi ancora embrionali. Quello che è più chiaro è il percorso: una riscrittura dello Statuto che salvi la forma popolare ma superi le anomalie che hanno finora caratterizzato la popolare di Milano. Il tempo stringe: entro il 23 settembre vanno date le risposte al verbale della Banca d'Italia, entro fine ottobre va varata la nuova governance e, a seguire, ci vuole l'assemblea straordinaria che approvi i cambiamenti. Solo a quel punto potrà partire l'aumento di capitale da 500 milioni.
lunedì 1 luglio 2013
Bpm, l’ex ministro Flick non si accontenta e molla la banca dopo una settimana
Il Fatto Quotidiano: Tutto o niente. Giovanni Maria Flick non si accontenta e, dopo avere perso la battaglia per la poltrona da presidente del consiglio di sorveglianza della Banca popolare di Milano, lascia l’incarico da consigliere a una settimana dalla nomina. L’ex presidente della Corte costituzionale e ministro della Giustizia con Prodi ha inviato una lettera al neopresidente del consiglio di sorveglianza, Giuseppe Coppini, annunciando le sue dimissioni, dopo che i soci dell’istituto milanese hanno dato “una risposta inequivoca che non posso sottovalutare”.
E’ infatti in corso da tempo all’interno della banca uno scontro per la trasformazione in società per azioni, su cui punta Andrea Bonomi, presidente del consiglio di gestione, per aumentare il valore della sua partecipazione e il controllo sul gruppo. Ma l’esito dell’assemblea di settimana scorsa ha confermato la contrarietà di una buona parte dei dipendenti-azionisti al progetto Spa. Flick, favorito da Bonomi, è stato infatti sconfitto duramente da Coppini, che ha portato a casa il doppio dei voti.
Flick si congratula con Coppini e spiega di aver accettato di far parte del consiglio in un primo momento “nella speranza di poter contribuire a un’evoluzione dell’assetto della banca e della governance che, sia pure da osservatore esterno, reputo assolutamente necessaria”. Dall’assemblea, secondo Flick, “è giusto trarre, in assoluta serenità, le doverose conseguenze rassegnando le dimissioni dall’incarico di consigliere di sorveglianza”.
L’ex ministro ci tiene a precisare, sempre rivolgendosi a Coppini, che “non la mancata elezione alla presidenza, da lei degnamente ricoperta, mi induce a tale atto, ma la consapevolezza che i soci hanno scelto un percorso diverso per adeguare l’assetto della banca o forse hanno scelto di conservare l’assetto attuale, ritenendo che al futuro della banca possa bastare il miglioramento dei margini di efficienza e produttività, non il cambiamento delle regole. In entrambi i casi – conclude Flick – auguro sinceramente alla banca, ai suoi soci e ai suoi clienti il miglior successo, consapevole di non poter dare, io, giurista e uomo delle regole, un contributo significativo a questo percorso”.
giovedì 21 marzo 2013
I nuovi trend della consulenza finanziaria
Penso che quanto ci rende noto Il Sole 24 Ore, sia un'ottima inizativa per permettere a tutti di essere molto più informati per quanto riguarda il mondo degli investimenti e delle banche. La consulenza in materia di investimeni.
La consulenza in materia di investimenti è una delle maggiori innovazioni introdotte dalla normativa Mifid. Nel contesto italiano la consulenza finanziaria è offerta alla clientela da numerosi soggetti (banche, Società di gestione del risparmio, Società
di Intermediazione Finanziaria, promotori finanziari e consulenti indipendenti).
Le Sim di consulenza sono società specializzate nell'attività di consulenza finanziaria rivolta sia ai clienti retail sia a soggetti istituzionali e svolgono la propria attività senza detenere gli asset della clientela.
Domani a Milano, presso Palazzo Mezzanotte, si terrà la terza edizione del Forum Nazionale della Consulenza , promosso da AscoSim (l'assiociazione italiana delle Sim di pura consulenza), un occasione di confronto tra i diversi soggetti interessati all'attività di consulenza. All'evento parteciperanno esponenti delle Autorità di Vigilanza, del
mondo accademico e delle principali associazioni di categoria degli intermediari.
I temi che verranno trattati nel Forum riguardano: l'evoluzione della regolamentazione
europea e nazionale alla luce della Mifid Review; i diversi approcci alla consulenza
finanziaria ed i modelli di servizio e di remunerazione proposti dagli
intermediari finanziari italiani. La partecipazione al Forum è gratuita.
La consulenza in materia di investimenti è una delle maggiori innovazioni introdotte dalla normativa Mifid. Nel contesto italiano la consulenza finanziaria è offerta alla clientela da numerosi soggetti (banche, Società di gestione del risparmio, Società
di Intermediazione Finanziaria, promotori finanziari e consulenti indipendenti).
Le Sim di consulenza sono società specializzate nell'attività di consulenza finanziaria rivolta sia ai clienti retail sia a soggetti istituzionali e svolgono la propria attività senza detenere gli asset della clientela.
Domani a Milano, presso Palazzo Mezzanotte, si terrà la terza edizione del Forum Nazionale della Consulenza , promosso da AscoSim (l'assiociazione italiana delle Sim di pura consulenza), un occasione di confronto tra i diversi soggetti interessati all'attività di consulenza. All'evento parteciperanno esponenti delle Autorità di Vigilanza, del
mondo accademico e delle principali associazioni di categoria degli intermediari.
I temi che verranno trattati nel Forum riguardano: l'evoluzione della regolamentazione
europea e nazionale alla luce della Mifid Review; i diversi approcci alla consulenza
finanziaria ed i modelli di servizio e di remunerazione proposti dagli
intermediari finanziari italiani. La partecipazione al Forum è gratuita.
venerdì 8 marzo 2013
Banca Esperia: l'istituto guidato da Andrea Cingoli "strappa" senior private a Banca Profilo
![]() |
| Andrea Cingoli, ad di Banca Esperia |
Nel team Key Client dedicato alla clientela Ultra High Net Worth Individual, guidato da Angelo Viganò, fa infatti il suo ingresso Claudio Targa.
Targa, che proviene da Banca Profilo dove ricopriva il ruolo di Senior Private Banker, supporterà sul territorio bresciano l'attività commerciale della squadra di Viganò, responsabile della direzione commerciale Key Client.
(da Advisoronline)
lunedì 4 marzo 2013
Europa unita ma non per i mutui: in Italia i prestiti più costosi
Questo è quanto La Repubblica riporta riguardo i tassi di mutui e prestiti in Italia.
BOLOGNA - Le banche in Italia tengono i cordoni della borsa sempre più stretti e quando li allentano vogliono essere ben sicure di guadagnarci. Più che nel resto d'Europa. Stando agli ultimi dati della Banca centrale europea e della Banca d'Italia, i pochi fortunati che riescono a ottenere un mutuo trentennale di 100mila euro pagano mediamente una rata mensile di 515 euro (tasso del 4,64%), contro i 446 euro (tasso del 3,45%) di un francese, di un tedesco o di un qualsiasi altro cittadino dell'area euro. Calcolatrice alla mano, si tratta di 69 euro in più ogni mese e di 828 euro l'anno. Che in trent'anni diventano 24.840 euro, quasi un quarto dell'intera somma erogata. Tra i tassi applicati in Eurolandia e in Italia oggi c'è un differenziale di 119 punti, due anni fa era la metà (66), un anno fa meno di un terzo. Eppure la base da cui partono è sempre la stessa, ossia l'Euribor per i tassi variabili e l'Eurirs per i fissi. Su cui poi si aggiunge lo spread, ossia il guadagno della banca. "Gli istituti finanziari italiani approfittano dei tassi bassi, ai minimi storici, per applicare spread altissimi, guadagnando così cifre esorbitanti sui mutui, come sui prestiti" spiega Elio Lannutti di Adusbef, l'associazione di consumatori che ha elaborato i dati dal 2010 a oggi. "Arrivano ad applicare ai mutui a tasso variabili spread dal 2,7 al 4,50%, per i fissi si arriva anche al 5%. Aggiungendoci
i tassi Euribor o Eurirs, ecco che si raggiungono picchi del 4,50 per i variabili e del 6,8 per i fissi. Che si traduce in un vero e proprio salasso per i consumatori". E la situazione non migliora con i prestiti. In Italia mediamente il tasso applicato per il credito al consumo è di 150 punti base più alto della media europea. Quindi su un prestito di 30mila euro a 10 anni un italiano paga 357 euro al mese di rata (tasso al 7,56%) mentre un europeo 334 (al tasso del 6,04%), ben 23 euro in più al mese, 276 euro in più all’anno, che diventano 2.760 euro alla fine dei 10 anni, quasi il 10% dell'intera cifra richiesta.
In pratica la politica europea di rilancio dei consumi, con il taglio continuo del costo del denaro, viene inficiata da una politica al limite della speculazione del sistema bancario italiano. Una politica che da una parte tende a favorire chi i soldi (e le garanzie) già li ha e a scoraggiare chi non li ha dal chiederli. Un modus operandi che taglia fuori il Sistema Italia, come evidenziato anche dalle indagini della Commissione europea, dalla competizione dell’Europa a 27. C’è da chiedersi se a un certo punto le banche torneranno finalmente a fare il loro lavoro: prestare soldi a imprese e cittadini.
BOLOGNA - Le banche in Italia tengono i cordoni della borsa sempre più stretti e quando li allentano vogliono essere ben sicure di guadagnarci. Più che nel resto d'Europa. Stando agli ultimi dati della Banca centrale europea e della Banca d'Italia, i pochi fortunati che riescono a ottenere un mutuo trentennale di 100mila euro pagano mediamente una rata mensile di 515 euro (tasso del 4,64%), contro i 446 euro (tasso del 3,45%) di un francese, di un tedesco o di un qualsiasi altro cittadino dell'area euro. Calcolatrice alla mano, si tratta di 69 euro in più ogni mese e di 828 euro l'anno. Che in trent'anni diventano 24.840 euro, quasi un quarto dell'intera somma erogata. Tra i tassi applicati in Eurolandia e in Italia oggi c'è un differenziale di 119 punti, due anni fa era la metà (66), un anno fa meno di un terzo. Eppure la base da cui partono è sempre la stessa, ossia l'Euribor per i tassi variabili e l'Eurirs per i fissi. Su cui poi si aggiunge lo spread, ossia il guadagno della banca. "Gli istituti finanziari italiani approfittano dei tassi bassi, ai minimi storici, per applicare spread altissimi, guadagnando così cifre esorbitanti sui mutui, come sui prestiti" spiega Elio Lannutti di Adusbef, l'associazione di consumatori che ha elaborato i dati dal 2010 a oggi. "Arrivano ad applicare ai mutui a tasso variabili spread dal 2,7 al 4,50%, per i fissi si arriva anche al 5%. Aggiungendocii tassi Euribor o Eurirs, ecco che si raggiungono picchi del 4,50 per i variabili e del 6,8 per i fissi. Che si traduce in un vero e proprio salasso per i consumatori". E la situazione non migliora con i prestiti. In Italia mediamente il tasso applicato per il credito al consumo è di 150 punti base più alto della media europea. Quindi su un prestito di 30mila euro a 10 anni un italiano paga 357 euro al mese di rata (tasso al 7,56%) mentre un europeo 334 (al tasso del 6,04%), ben 23 euro in più al mese, 276 euro in più all’anno, che diventano 2.760 euro alla fine dei 10 anni, quasi il 10% dell'intera cifra richiesta.
In pratica la politica europea di rilancio dei consumi, con il taglio continuo del costo del denaro, viene inficiata da una politica al limite della speculazione del sistema bancario italiano. Una politica che da una parte tende a favorire chi i soldi (e le garanzie) già li ha e a scoraggiare chi non li ha dal chiederli. Un modus operandi che taglia fuori il Sistema Italia, come evidenziato anche dalle indagini della Commissione europea, dalla competizione dell’Europa a 27. C’è da chiedersi se a un certo punto le banche torneranno finalmente a fare il loro lavoro: prestare soldi a imprese e cittadini.
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mercoledì 16 gennaio 2013
Azimut a caccia dei «paperoni» stranieri
Il Giornale stamattina dice:
Sud Africa, America Latina e Russia: l'ad Pietro Giuliani vuole trasformare Azimut, prima società di gestione indipendente dal sistema bancario italiano, in una multinazionale del risparmio, capace di uscire dalle frontiere dell'euro per andare a intercettare il denaro dove ancora c'è. La strategia, che ha portato allo sbarco in Cina e Turchia, potrebbe ora tradursi in un impegno in Brasile (dove è allo studio una joint venture) poi in altri Paesi dell'area e dell'Est Europa.
La spinta internazionale paga anche in termini di bilancio: Azimut, che a dicembre ha ottenuto una raccolta netta di 180 milioni, stima di essersi lasciata alle spalle il 2012 (l'anno in cui il vecchio continente ha rischiato il collasso) con 142 milioni di profitti e 412 di ricavi. Tanto che Giuliani si è mostrato fiducioso di aumentare il dividendolo portandolo a perlomeno 50 milioni (contro i 35 del 2011): «Abbiamo ancora due mesi per decidere», incrociando gli oltre 200 milioni di cassa e quanto è necessario per lo shopping, «comunque confermo» l'indicazione sulla cedola. Il 2012 ha portato ad Azimut un record sia in termini di masse (19,6 miliardi) sia borsistici: il titolo è stato il migliore del listino (+207% dalla quotazione del luglio 2004). Nello stesso periodo la Borsa ha perso il 39% ma pochi hanno sfruttato la corsa, visto che il peso dei grandi soci italiani sul flottante è pari al 4%.
Azimut conta comunque di raggiungere a fine 2014 masse in gestione per 27 miliardi, dopo essere cresciuta di 8 milioni nel prossimo biennio sfruttando la spinta dell'estero e della divisione wealth management, quella che segue le esigenze dei Paperoni. «Puntiamo al mantenimento di un solido stato patrimoniale, alla salvaguardia dei margini e a una forte generazione di cassa», ha assicurato Giuliani. Primo passo l'incremento della partecipazione al 10% nella società di distribuzione turca Global Securities dal 5% precedente.
Poi Giuliani ha lanciato una provocazione: «Dal 2008 a oggi abbiamo completamente cambiato l'azienda, abbiamo capito di doverci internazionalizzare». La stessa «rivoluzione» dovrebbe farla l'Italia: «Non credo che, chiunque vinca le elezioni, potrà fare qualcosa di molto diverso se gli italiani non capiranno che dobbiamo ricreare un sistema: o continuiamo così e tra venti anni torneremo ai livelli del Dopoguerra, o spieghiamo alla gente che oggi il mondo funziona in un altro modo».
Sud Africa, America Latina e Russia: l'ad Pietro Giuliani vuole trasformare Azimut, prima società di gestione indipendente dal sistema bancario italiano, in una multinazionale del risparmio, capace di uscire dalle frontiere dell'euro per andare a intercettare il denaro dove ancora c'è. La strategia, che ha portato allo sbarco in Cina e Turchia, potrebbe ora tradursi in un impegno in Brasile (dove è allo studio una joint venture) poi in altri Paesi dell'area e dell'Est Europa.
La spinta internazionale paga anche in termini di bilancio: Azimut, che a dicembre ha ottenuto una raccolta netta di 180 milioni, stima di essersi lasciata alle spalle il 2012 (l'anno in cui il vecchio continente ha rischiato il collasso) con 142 milioni di profitti e 412 di ricavi. Tanto che Giuliani si è mostrato fiducioso di aumentare il dividendolo portandolo a perlomeno 50 milioni (contro i 35 del 2011): «Abbiamo ancora due mesi per decidere», incrociando gli oltre 200 milioni di cassa e quanto è necessario per lo shopping, «comunque confermo» l'indicazione sulla cedola. Il 2012 ha portato ad Azimut un record sia in termini di masse (19,6 miliardi) sia borsistici: il titolo è stato il migliore del listino (+207% dalla quotazione del luglio 2004). Nello stesso periodo la Borsa ha perso il 39% ma pochi hanno sfruttato la corsa, visto che il peso dei grandi soci italiani sul flottante è pari al 4%.
Azimut conta comunque di raggiungere a fine 2014 masse in gestione per 27 miliardi, dopo essere cresciuta di 8 milioni nel prossimo biennio sfruttando la spinta dell'estero e della divisione wealth management, quella che segue le esigenze dei Paperoni. «Puntiamo al mantenimento di un solido stato patrimoniale, alla salvaguardia dei margini e a una forte generazione di cassa», ha assicurato Giuliani. Primo passo l'incremento della partecipazione al 10% nella società di distribuzione turca Global Securities dal 5% precedente.
Poi Giuliani ha lanciato una provocazione: «Dal 2008 a oggi abbiamo completamente cambiato l'azienda, abbiamo capito di doverci internazionalizzare». La stessa «rivoluzione» dovrebbe farla l'Italia: «Non credo che, chiunque vinca le elezioni, potrà fare qualcosa di molto diverso se gli italiani non capiranno che dobbiamo ricreare un sistema: o continuiamo così e tra venti anni torneremo ai livelli del Dopoguerra, o spieghiamo alla gente che oggi il mondo funziona in un altro modo».
giovedì 22 novembre 2012
Banca Esperia: Del Piccolo entra nella banca di Andrea Cingoli
Milano Finanza annuncia l’ingresso del Banker Sergio Del Piccolo in Banca Esperia, la boutique di Private Banking e Wealth Management guidata da Andrea Cingoli:
"Banca Esperia rafforza la propria struttura commerciale nella zona di Milano. La private bank controllata da Mediobanca e Mediolanum e guidata dall'amministratore delegato Andrea Cingoli ha reclutato Sergio Del Piccolo, ex Ubi Banca. Del Piccolo entra a far parte nel team guidato da Theo Delia Russell, responsabile della direzione commerciale per la Lombardia di Banca Esperia. L'obiettivo del rafforzamento è supportare l'attività sulla clientela di riferimento del gruppo, che comprende manager, professionisti e piccoli e medi imprenditori."
"Banca Esperia rafforza la propria struttura commerciale nella zona di Milano. La private bank controllata da Mediobanca e Mediolanum e guidata dall'amministratore delegato Andrea Cingoli ha reclutato Sergio Del Piccolo, ex Ubi Banca. Del Piccolo entra a far parte nel team guidato da Theo Delia Russell, responsabile della direzione commerciale per la Lombardia di Banca Esperia. L'obiettivo del rafforzamento è supportare l'attività sulla clientela di riferimento del gruppo, che comprende manager, professionisti e piccoli e medi imprenditori."
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venerdì 2 novembre 2012
Gaetano Miccichè
| Gaetano Miccichè |
Attualmente Miccichè ricopre anche le cariche di consigliere in Telecom Italia SpA, Alitalia SpA, ABI - Associazione Bancaria Italiana, Prada S.p.A., membro del Consiglio di Sorveglianza della Fondazione Ricerca e Imprenditorialità e del Consiglio di Amministrazione di BIIS S.p.A. e Membro del Comitato Scientifico del Politecnico di Milano.
Una sua breve biografia per punti:
- Gaetano Miccichè è nato a Palermo nel 1950.
- Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza e un MBA alla Bocconi.
- Nel febbraio 1971 ha iniziato l’attività alla Cassa Centrale di Risparmio delle Province Siciliane ottenendo l’incarico di Responsabile Clientela Corporate.
- Nell’aprile 1989 è passato alla Rodriquez S.p.A. come Direttore Centrale Finanza.
- Nel novembre 1992 ha raggiunto la carica di Direttore Generale della Gerolimich-Unione Manifatture.
- Nel gennaio 1996 è stato nominato Direttore Generale di Santa Valeria S.p.A..
- Nell’ottobre 1997 èdiventato Amministratore Delegato/Direttore Generale di Olcese S.p.A..
- Nel giugno 2002, infine, Gaetano Miccichè è entrato in Banca Intesa.
Il canale Youtube con i video di Gaetano Miccichè >>
giovedì 13 settembre 2012
Barclays:Walker auspica un cambiamento di rotta
David Walker promette di apportare un deciso cambiamento di rotta alla governance di Barclays quando ne prenderà le redini tra meno di due mesi. A partire dai compensi, che devono essere “più bassi e più trasparenti”. Lo ha assicurato lo stesso presidente eletto della banca britannica, che assumerà l’incarico a novembre dopo l’uscita di Marcus Agius. Quest’ultimo aveva già annunciato le proprie imminenti dimissioni a seguito dello scandalo Libor che ha travolto Barclays, costando tra l’altro l'incarico all’a.d. Bob Diamond, sostituito da Antony Jenkins.
Parlando degli standard bancari in un’audizione alla Commissione parlamentare britannica, Walker ha auspicato che gli istitui di credito rendano pubblici i compensi dei 100-150 manager più pagati, e non solo quelli di una decina di alti dirigenti come fanno adesso. E ha parlato della necessità di una maggiore dilazione dei bonus sul lungo periodo. Quanto al settore bancario britannico in generale, Walker ha affermato che “i cda sono stati troppo passivi nell’accettare le proposte dei dirigenti”, una dichiarazione letta da molti come un’implicita critica alla governance passata di Barclays.
(da Bluerating)
Parlando degli standard bancari in un’audizione alla Commissione parlamentare britannica, Walker ha auspicato che gli istitui di credito rendano pubblici i compensi dei 100-150 manager più pagati, e non solo quelli di una decina di alti dirigenti come fanno adesso. E ha parlato della necessità di una maggiore dilazione dei bonus sul lungo periodo. Quanto al settore bancario britannico in generale, Walker ha affermato che “i cda sono stati troppo passivi nell’accettare le proposte dei dirigenti”, una dichiarazione letta da molti come un’implicita critica alla governance passata di Barclays.
(da Bluerating)
giovedì 24 maggio 2012
Monti e Hollande sulle banche: centralizzare le garanzie per i depositi e la gestione “default”
A Bruxelles, nonostante i colloqui protrattisi fino a notte fonda, i Capi di Stato della Ue non sembrano aver raggiunto risultati concreti e decisioni definitive. Molti Paesi hanno infatti molte riserve riguardo alla possibilità di accentrare ulteriormente le funzioni di supervisione, di garanzia dei depositi e di tutto ciò che concerne la delicata situazione bancaria. Attualmente la Commissione europea sta preparando la proposta di un quadro legale per mettere in liquidazione le banche che non sono piu' in grado di reggere o per procedere a ristrutturazione. L’obiettivo è quello di evitare di usare i soldi dei cittadini per ulteriori salvataggi, organizzando degli interventi degli stessi azionisti delle banche. La linea seguita finora è stata piuttosto morbida proprio per non forzare governi già incerti a centralizzare dei fondi di “risoluzione” optando invece per la creazione di fondi nazionali. La Germania ha apertamente appoggiato il proposito di affidare all’Esm (European Stability Mechanism) il compito di intervenire nelle ricapitalizzazioni delle banche. Secondo le attuali disposizioni uno Stato puo' chiedere un prestito all'Esm, che lo concede a condizione di concordare un programma economico e di bilancio (come accade per Irlanda, Portogallo e Grecia), e poi usare i fondi per soccorrere le banche. La mancanza di consensi attanaglia anche la supervisione finanziaria a livello europeo come emerge dai recenti confronti sulle nuove regole bancarie (ultimo il caso dei requisiti di capitale secondo lo schema Basilea 3).
venerdì 4 maggio 2012
Zavatti nuovo direttore generale Banca di Imola commenta le fusioni
Dal primo maggio Sergio Zavatti è direttore generale della Banca di Imola. Sostituisce Giovanni Righi, che va in pensione. Nato a Sant'Arcangelo di Romagna, 51 anni, ragioniere, sposato, due figli, Zavatti ha maturato una lunga esperienza nel settore bancario, dapprima al Credito Romagnolo, poi alla Cassa di Risparmio di Ravenna ed infine dal 2009 come direttore generale del Banco di Lucca e del Tirreno Spa, società del Gruppo Cassa di Risparmio di Ravenna.
Intervistato da Nuovodiario.com risponde alla domanda "In un passato anche recentissimo si è assistito ad una stagione di fusioni ed incorporazioni interbancarie, che hanno interessato anche Imola. Cosa pensa di questo fenomeno?"
Ecco la risposta di Zavatti:
"Le fusioni di istituti di credito possono ricondursi sostanzialmente a tre tipologie di cause. Fusioni imposte da norme di legge o da disposizioni delle autorità di vigilanza, fusioni attuate per coprire debolezze endemiche dei soggetti coinvolti, oppure intese per realizzare nuovi progetti. Quest'ultimo caso mi sembra oggi meno frequente, vista la congiuntura economica".
lunedì 9 gennaio 2012
Renato Pagliaro
Renato Pagliaro è:
Nato a Milano nel 1957, Renato Pagliaro è laureato in Economia Aziendale alla Bocconi, Dottore Commercialista e Revisore Contabile.
Renato Pagliaro lavora in Mediobanca dal 1981, con incarichi di sempre crescente responsabilità:
- Presidente di Mediobanca,
- Vice Presidente di RCS Media Group,
- Consigliere di amministrazione di Pirelli,
- Consigliere di amministrazione di Telecom Italia,
- Consigliere di Amministrazione di Burgo Group S.p.A.,
- Sindaco Effettivo dell’Istituto Europeo di Oncologia S.r.l.,
- Consigliere di Amministrazione di Cofactor S.p.A.,
- Consigliere di Amministrazione di SelmaBipiemme Leasing S.p.A.
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| Renato Pagliaro |
Renato Pagliaro lavora in Mediobanca dal 1981, con incarichi di sempre crescente responsabilità:
- funzionario nel 1985,
- Dirigente nel 1991,
- Direttore Centrale nel 1997,
- Vice Direttore Generale nell'aprile 2002,
- Condirettore Generale-Segretario dei Consiglio di Amministrazione dall'aprile 2003,
- Presidente del Consiglio di Gestione dal luglio 2007 all'ottobre 2008,
- Consigliere di Amministrazione dall'ottobre 2008,
- Direttore Generale dall'ottobre 2008 al maggio 2010,
- Presidente del Consiglio di Amministrazione dal maggio 2010
giovedì 1 dicembre 2011
Francesco Saverio Vinci
Francesco Saverio Vinci è il Direttore Generale e Vice Presidente del Comitato Esecutivo di Mediobanca.Milanese, 49 anni, è sposato con due figli.
Dopo la maturità classica al Parini si è laureato in Bocconi.
Vinci lavora in Mediobanca dal 1987, con incarichi di sempre crescente responsabilità:
- Direttore Centrale dell’Area Mercati Finanziari dal 2000
- Vice Direttore Generale dal marzo 2006
- Componente del Consiglio di Gestione dal luglio 2007
- Componente del Consiglio di Amministrazione e Membro del Comitato Esecutivo dall’ottobre 2008
- Direttore Generale e Vice Presidente del Comitato Esecutivo dal maggio 2010
giovedì 24 novembre 2011
Francesco Perilli
Francesco Perilli, l'amministratore delegato della banca d'investimento Equita SIM, fa anche parte della commissione direttiva di Assosim, l'Associazione Italiana Intermediari Mobiliari.
Dopo due anni di esperienza come Ufficiale di Marina, Perilli si è laureato in Economia e Commercio presso l'Università Luigi Bocconi di Milano, per poi specializzarsi presso la New York University.
In Euromobiliare dal febbraio 1985, ha seguito la trasformazione in SIM di Euromobiliare, che ha cambiato ragione sociale in Equita SIM successivamente all'operazione del dicembre 2007, quando il fondo di private equity americano JC Flowers & Co. è entrato nell'azionariato.
Dal 1989, Francesco Perilli è responsabile della consulenza sugli investimenti in azioni.
Dal 1992 Equita SIM ha incorporato anche le attività di Equity Capital Market (ECM) ed Advisory di Euromobiliare.
Dal 1996 al 1997 è stato anche membro dell'ultimo comitato direttivo di Borsa Italiana, prima della sua privatizzazione.
Il sito personale di Francesco Perilli è www.francescoperilli.com.
Dopo due anni di esperienza come Ufficiale di Marina, Perilli si è laureato in Economia e Commercio presso l'Università Luigi Bocconi di Milano, per poi specializzarsi presso la New York University.In Euromobiliare dal febbraio 1985, ha seguito la trasformazione in SIM di Euromobiliare, che ha cambiato ragione sociale in Equita SIM successivamente all'operazione del dicembre 2007, quando il fondo di private equity americano JC Flowers & Co. è entrato nell'azionariato.
Dal 1989, Francesco Perilli è responsabile della consulenza sugli investimenti in azioni.
Dal 1992 Equita SIM ha incorporato anche le attività di Equity Capital Market (ECM) ed Advisory di Euromobiliare.
Dal 1996 al 1997 è stato anche membro dell'ultimo comitato direttivo di Borsa Italiana, prima della sua privatizzazione.
Il sito personale di Francesco Perilli è www.francescoperilli.com.
giovedì 1 settembre 2011
Andrea Cingoli
Andrea Cingoli è l'ad di Banca Esperia, boutique di private banking di Mediobanca.
Ecco la sua biografia:
Nato a Vimercate il 29 agosto del 1960, Andrea Cingoli è sposato con 2 figli.
Ha conseguito la maturità classica preso l'Istituto Zaccaria di Milano e si è laureato in Economia Aziendale alla Bocconi di Milano. Dopo al laurea si è specializzato in economia e business alla UCLA e alla Princeton University.
Andrea Cingoli ha iniziato la sua carriera in Interbanca. Nel 1989 ha partecipato allo start-up della Banca Internazionale Lombarda, la prima realtà di Wealth Management nel mercato italiano.
Nel 1996 è stato assunto dalla neo costituita UBS Italia come Vicedirettore Generale, con la responsabilità di sviluppare e gestire il Team di Private Bankers. Nel 2002 è entrato nel CdA di UBS Italia come Vice Presidente ed è poi stato nominato Presidente della neo costituita UBS Fiduciaria.
Nel 2005 Cingoli è diventato responsabile della Direzione Commerciale di UBS Italia dedicata ai Key Clients su tutto il territorio nazionale. Nel 2006 è stato nominato deputy del Responsabile Key Clients dell’area South Europe, Middle East and Africa. Nel 2008 ha assunto il ruolo di Amministratore Delegato di UBS Italia.
Dal 22 aprile 2009 Andrea Cingoli è l'Amministratore Delegato di Banca Esperia.
Oltre a questa carica, Cingoli è anche membro del CdA e del Comitato Direttivo e rappresentante di Banca Esperia in AIPB, l'Associazione Italiana Private Banking.
Ecco la sua biografia:
| Andrea Cingoli |
Ha conseguito la maturità classica preso l'Istituto Zaccaria di Milano e si è laureato in Economia Aziendale alla Bocconi di Milano. Dopo al laurea si è specializzato in economia e business alla UCLA e alla Princeton University.
Andrea Cingoli ha iniziato la sua carriera in Interbanca. Nel 1989 ha partecipato allo start-up della Banca Internazionale Lombarda, la prima realtà di Wealth Management nel mercato italiano.
Nel 1996 è stato assunto dalla neo costituita UBS Italia come Vicedirettore Generale, con la responsabilità di sviluppare e gestire il Team di Private Bankers. Nel 2002 è entrato nel CdA di UBS Italia come Vice Presidente ed è poi stato nominato Presidente della neo costituita UBS Fiduciaria.
Nel 2005 Cingoli è diventato responsabile della Direzione Commerciale di UBS Italia dedicata ai Key Clients su tutto il territorio nazionale. Nel 2006 è stato nominato deputy del Responsabile Key Clients dell’area South Europe, Middle East and Africa. Nel 2008 ha assunto il ruolo di Amministratore Delegato di UBS Italia.
Dal 22 aprile 2009 Andrea Cingoli è l'Amministratore Delegato di Banca Esperia.
Oltre a questa carica, Cingoli è anche membro del CdA e del Comitato Direttivo e rappresentante di Banca Esperia in AIPB, l'Associazione Italiana Private Banking.
lunedì 1 agosto 2011
Alberto Nagel
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| Alberto Nagel, ad Mediobanca |
Vediamo la sua biografia.
Nato a Milano il 7 giugno del 1965, dopo la la maturità classica, si è laureato nel 1990 in Economia Aziendale presso l'Università Bocconi.
Assunto in Mediobanca il 2 aprile 1991, Alberto Nagel vi ha svolto la sua intera carriera con responsabilità sempre crescenti: prima presso il Servizio Finanziario, poi al Segretariato Generale del quale diventa Responsabile nel 1997, per poi assumere, con l'evoluzione della struttura Organizzativa di Mediobanca, la Responsabilità della Divisione Investment Banking. Alberto Nagel viene poi nominato Funzionario nel 1995, Direttore Centrale nel 1998, Vice Direttore Generalenel 2002, Direttore Generale nel 2003, Consigliere Delegato nel 2002 e infine Amministratore Delegato nel 2008.
Nagel è anche Vicepresidente di Assicurazioni Generali e Consigliere di Amministrazione in Banca Esperia e in ABI (Associazione Bancaria Italiana).
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Renato Pagliaro
domenica 24 luglio 2011
Mediobanca nuova governance. Alberto Nagel, Renato Pagliaro, Francesco Saverio Vinci e 2 consiglieri indipendenti nel comitato nomine
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| Alberto Nagel e Renato Pagliaro |
I soci del patto hanno anche modificato l'accordo che assegnava agli azionisti francesi guidati da Vincent Bollorè la facoltà di designare autonomamente nuovi soci. D'ora in poi ciò sarà possibile solo con l'assenso dell'assemblea del patto di sindacato. Modifiche allo statuto anche per quanto riguarda i limiti di età, fissati in 70 anni per il presidente e in 65 anni per amministratore delegato e direttore generale. Il ceo di UniCredit Federico Ghizzoni: «Segnale di piena fiducia al management di Mediobanca».
(Il Sole 24 Ore)
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