mercoledì 29 luglio 2009

Cesare Geronzi: i processi di concentrazione

6-04-2002 - Bari, Lectio Doctoralis, Università di Bari, Cesare Geronzi
Riporto una riflessione sulle concentrazioni bancarie dalla Lectio Doctoralis di Cesare Geronzi in occasione del Conferimento della sua laurea honoris causa in Economia e Commercio da parte dell'Università degli Studi di Bari:
“Nell’ultimo decennio, il sistema bancario italiano è stato attore di un processo di concentrazione di portata molto vasta, che ha prodotto una nuova morfologia del sistema, nuovi modelli istituzionali e organizzativi e, più in generale, nuove modalità di esercizio dell’attività bancaria.
L’accelerazione dei cambiamenti è stata particolarmente sensibile negli anni più recenti.
Sono state realizzate operazioni di aggregazione che hanno dato vita a gruppi creditizi di rilevanti dimensioni. Negli ultimi cinque anni, al quota di attività riferibile ai primi cinque gruppi bancari è passata dal 35 per cento al 55 per cento circa del totale.
Cinque gruppi, fra i primi maggiori sei, hanno trovato origine in processi di concentrazione realizzati in questo periodo.
La crescita delle dimensioni era stata associata dalla scienza economica a diversi benefici per gli intermediari finanziari. Ricordo tra essi, le opportunità di diversificazione e di cross-selling di prodotti; i benefici in termini di riduzione delle asimmetrie informative<; le opportunità di miglioramento dell’efficienza operativa.
Il processo di concentrazione ha indubbiamente giovato al sistema bancario italiano che era in forte ritardo. È aumentato la gamma di prodotti offerti, limitata anche dall’eccesso di specializzazione. È diminuito il rischio associato all’eccesso di frammentazione e di localismo. Nell’ultimo decennio il “cost-income ratio” si è ridotto di circa dieci punti percentuali mentre i fondi intermediati per addetto, in termini reali, sono raddoppiati.
Tuttavia le concentrazioni effettuate sono state impegnative e più costose del previsto.
La ricerca economica per la verità, più dei consulenti e delle banche d’investimento, aveva già raggiunto, negli anni ottanta, risultati controversi sui benefici delle concentrazioni.
L’effettiva esistenza di economie di scala al di là del tratto iniziale della curva (quindi in corrispondenza delle dimensioni aziendali minori), era questione dibattuta, ma comunque accettata dall’opinione prevalente. Erano però concordemente ignorati e sottovalutati i costi di transizione delle concentrazioni, ossia i connessi aspetti organizzativi, tecnologici e di gestione delle risorse umane.
L’esperienza ha mostrato, invece, quanto importanti siano tali aspetti. I processi di aggregazione inevitabilmente comportano complessità e incertezza nelle definizione degli obiettivi aziendali, nei sistemi di gestione dei rischi, nelle procedure operative. A livello di organizzazione, rilevanti appaiono i costi di coordinamento necessari per realizzare la direzione unitaria, nonché le difficoltà di realizzare economie nei costi in relazione alla minore governabilità del processo produttivo e distributivo.
È emerso un gap tra il percorso desiderato e quello realizzabile. Gli effetti prodotti dall’operazione di concentrazione divergono spesso da quelli previsti, per effetto di errate valutazioni delle modalità di creazione di valore, delle difficoltà di realizzare i progetti di integrazione,o per la presenza di originarie problematiche nelle imprese coinvolte, che fanno disperdere risorse in lunghi processi di risanamento aziendale.
Le più recenti analisi empiriche confermano, infatti, che i guadagni di efficienza legati a operazioni di concentrazione si manifestano pienamente solo in tempi, molto lunghi; l’ampiezza effettiva di tali guadagni si è spesso rivelata inferiore rispetto a quanto annunciato al momento dell’operazione.”

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